Thrive Through Purpose – Alessandro Broccolo

La Purpose trasforma la positività

21 Giugno 2022

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Intro: pensare positivo, caricarci, crescere, essenzialmente diventare più performanti ed efficienti è quello che molti di noi cercano, anche se forse non tutti lo cerchiamo allo stesso modo. Queste tecniche e questi mindset ci aiutano realmente ad essere più felici? Tutto questo rende la felicità non dipende da qualcosa? Ci può essere un modo per avere tutto questo insieme, carica positiva, performance e felicità?

Spesso si generalizza, spesso ci facciamo trascinare, spesso ci sembra di non avere una via d’uscita o d’entrata.

In questa puntata cercheremo proprio di evitare questo, dando uno spunto di ispirazione che ci permetta di indagare questi aspetti, perché ognuno di noi possa, anche in questo caso, trovare il suo punto di equilibrio, la propria libertà. La felicità è un tema delicato, che muove in noi emozioni e sentimenti di tutte le tipologie. L’unico modo nel quale io mi sento di parlarne con voi, è quello delle possibilità e della libertà, quello della Purpose.

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L’introduzione dovrebbe aver fatto emergere il fatto che in questo tema ci entriamo in punta di piedi. Nel preparare questa puntata si sono smossi in me tantissimi stati emotivi e di pensiero che, se da una parte mi hanno ancora di più stimolato nello scrivere e nel raccontare, dall’altra mi hanno fatto rendere conto come questa ricerca, questo insieme di domande, ci possa far sentire così piccoli rispetto all’infinito, alla verità, alla soluzione.

Cosa fare quando ci si sente così? Uno dei modi per ricentrarsi è quello di connettersi con la propria Purpose. Se l’abbiamo trovata, se viviamo in essa, abbiamo quello stimolo che ci connette con il senso della vita.

Annotate bene questo dentro di voi: la Purpose non è il senso della vita, ma uno stimolo.

Qual è il senso della vita? Io non ho la risposta, anzi ho la mia personale come forse ognuno di voi. Se siamo nella Purpose questo stimolo ci potrebbe bastare anche come risposta a tante domande. Se siamo nella Purpose siamo in una sorta di Flow. Se non siete nella Purpose allora questo è il posto giusto per voi.

Perchè quando siamo nella Purpose siamo in una sorta di Flow? Perchè nella bellezza di questa centratura, tutte o tante delle nostre energie, sono su quello che ci fa stare bene; in un certo senso non c’è bisogno di pensare positivo, in un certo senso non c’è bisogno di performare. Performance e positività sono, come abbiamo già detto più volte,
un’espressione di quello che siamo. Quando siamo nella Purpose non dobbiamo quindi cercare altro, semplicemente esprimerci ed essere.

In effetti la puntata potrebbe finire qui!!!!!
Ma siamo un pò curiosi giusto?

Pensare positivo aiuta veramente? La positività porta alla felicità?
Provate a portare su queste domande la vostra attenzione e, come esercizio, ad osservare pensieri e immagini che appaiono nella nostra mente.

Il pensiero è energia. Anche senza entrare in tematiche filosofiche o fisiche, possiamo dirci che un pensiero è energia. A seconda di come pensiamo e di quale è il nostro primo pensiero della giornata, abbiamo un’energia piuttosto che un’altra.

Ci diciamo spesso che ci sono persone o situazioni che ci tolgono energia e di solito è perché nascono in noi dei pensieri, che hanno un’influenza diretta sulla nostra fisiologia e quindi energia.

Pensare positivo è quindi una tecnica che ci carica e, come tutti i “boost”, perché non dovremmo usarla e padroneggiarla? Forse non c’è motivo per escluderla, anche perchè a noi non piace escludere giusto?

Ci sono intere tecniche psicologiche legate alla positività e soprattutto alle emozioni positive e il padre di queste tecniche viene riconosciuto in Seligman.
Se ci sono questi esperti forse vale la pena prenderli sul serio. In particolare quello che viene detto è che le emozioni positive, dovrebbero essere coltivate in misura maggiore rispetto alle negative. Un’altro aspetto interessante su cui si lavora in questo mondo della positività è quello legato all’identificazione; la psicologia positiva ci aiuta infatti ad essere osservatori e testimoni dei nostri pensieri limitanti.
Ad esempio invece di pensare “io sono disordinato” posso pensare “ rispetto al disordine io vorrei fare così”.

Tralasciando le specificità tecniche, tornando quindi al nostro pensiero positivo, possiamo dire che sì, ci potrebbe essere utile.

Il modo in cui vi propongo di vederlo è proprio quello del “boost”, della carica o ricarica; possiamo vederlo come un trucco.

Possiamo essere nella Purpose quanto vogliamo, ma spesso i trucchi ci possono tornare utili.

Come tutti i boost dovremmo però stare attenti a non farci “friggere” da questa carica di energia. Una carica forte, fuori dal normale equilibrio, potrebbe essere pericolosa.

Ma soprattutto vedere sempre tutto positivamente ci potrebbe far dimenticare la causa di situazione.

Per molti studiosi, filosofi o mistici, tra i quali ricordiamo Osho, pensare positivo non è tanto utile, perchè è come se stessimo mentendo a noi stessi ed agli altri.

Nel momento in cui adottiamo come tecnica di felicità e di stile di vita solo il pensiero positivo, escludiamo a priori un pezzo di vita, un pezzo di vita che forse ci serve, che è radicato in noi e che se blocchiamo potrebbe emergere in qualche altro modo, non per forza solo mentale, ma anche fisico…che poi ricordiamoci sempre questa separazione nella realtà non c’è, ma ci torna utile per essere pratici.

Pensare positivo è una forzatura ed è per questo che può essere un boost utile, perchè a volte pensare positivo ci permette di realizzare delle cose incredibili, ci può in un certo senso guarire.

Ma la domanda è: le persone che sono guarite con il pensiero lo hanno fatto effettivamente pensando positivo o hanno cercato invece la causa di tutto? Prendete il guarire non solo legato alla salute ma anche al ribaltare una situazione personale o lavorativa.

Pensare positivo ha a che fare con la nostra mente giusto? Ma è proprio così?

Qual è la forza della nostra mente? Quella a cui tutti vorremmo accedere, ma che per quasi tutti noi è molto lontana?

Questa forza è la consapevolezza.
La mente non è fatta per pensare, la mente è fatta per essere consapevole.

Ripetiamo: la mente non è fatta per pensare, la mente è fatta per essere consapevole e la consapevolezza è sapere chi siamo rispetto al fuori di noi, in questo caso al pensiero.
Il pensiero è uno strumento che ci serve per vivere in questo mondo. La mente trasforma il pensiero, ma noi non siamo né la mente né il pensiero.

Un pensiero è una soluzione che ci permette di scegliere in risposta all’ambiente esterno ed è per questo che la ragione, l’intelletto, è associato al mondo sensibile, quindi appunto ai sensi, che creano in noi reazioni, emozioni , che ci fanno muovere e pensare nel mondo.

Quello che ci obbliga a pensare positivo e non semplicemente essere felici, è identificarci con i nostri pensieri e di conseguenza con la mente. La mente non diventa più uno strumento di chi siamo, ma diventa quello che siamo e i nostri pensieri diventano tutta la nostra realtà. Se stiamo in questo punto, forse non ci resta altro che darci da fare e pensare positivo.

Pensateci: questo è il motivo per il quale tutte le tecniche della performance includono il mindset positivo e soprattutto uno stile di vita che ci tenga sempre carichi, con il boost. Sveglia alle 5, sport, meditazione, colazione leggera ma nutriente, giornata super organizzata, integratori, stimoli e avanti così. Grandi coach, grandi imprenditori vivono così e funziona! Ma perchè devono adottare tutte queste tecniche che li tengono sempre carichi? Perché per pensare così serve un sacco di energia e quindi serve anche un tipo di stile di vita che te la fornisca sempre.

Se avete questa natura questa potrebbe essere la vostra strada. Se avete questa natura e iniziate a pensare così potrebbe in effetti cambiare la fisiologia del vostro cervello. Vivete sempre con il boost e se, appunto per natura, per costituzione, questo non vi frigge, allora andate alla grande.

Ma andate alla grande dove? Nella performance di sicuro, nella felicità??? mmm può darsi.
In ogni caso dovremmo, anche in questa vita che si realizza grazie all’energia della positività, stare attenti a non identificarci con mente e pensieri o ancora di più con il fatto di essere super performanti.

Pensare positivo quindi ci può dare soddisfazione e ci può effettivamente far stare bene e far raggiungere i nostri obiettivi.

Pensare positivo non crea però felicità, ma la può far esprimere.

Il motivo è che la felicità è un qualcosa che è dentro di noi, ma la possibilità che abbiamo è di farla girare con energia, con pensiero positivo, in interazione con gli altri.

Questo è il legame tra felicità e positività, la prima è uno stato, la seconda è energia e, ripetiamo, la possibilità che abbiamo è di farla girare con energia, con pensiero positivo, in interazione con gli altri.

La felicità non è un’onda che si abbatte con forza, come un’emozione, la felicità è la trasformazione di questa emozione in sentimento, ma il sentimento, in questo caso la felicità, è fatta per essere condivisa, totalizzante.

Come può, qualcosa che abbiamo dentro, essere percepita solo se viene condivisa?

La cosa che ci fa dire wow è proprio questa. Tutto quello che è dentro di noi non appartiene a me, a te, a voi singolarmente, perché in realtà noi siamo di base uniti, veniamo dalla stessa fonte. La divisione nasce nel momento in cui decidiamo di identificare la felicità con qualcosa e quindi dipendente da questo qualcosa o da qualcuno.

Perchè ci deve essere qualcuno o qualcosa per farci provare la felicità? Perché siamo fatti così, questa è la semplice risposta. Forse una delle risposte alle grandi domande, ovvero il perché siamo qui, è quella che senza il mondo sensibile, ovvero la nascita del sentimento perchè vediamo, sentiamo, tocchiamo o pensiamo una persona che amiamo o una cosa che ci piace , un sentimento non può essere provato, esiste e basta.

ATTENZIONE SU QUESTO PUNTO: se non può essere provato non vuol dire che non ci sia, che non esista. Ed ecco svelato il segreto della felicità come stato interiore. Ricordare questa cosa ci aiuta ad andare verso chi siamo, perché non ci fa identificare con pensieri e mente e neanche con i sentimenti.

Ebbene si, anche identificarsi con i sentimenti non andrebbe bene.

Questo ci permette di vivere al massimo la nostra vita grazie a questi strumenti. Provare un sentimento senza esserlo è la nostra grande opportunità perché vuol dire che lo generiamo. Questa è Purpose. Questa è accettazione. Questa è felicità come stato.

Noi nasciamo come “felicità”, anzi siamo esistiamo come felicità visto che non siamo mai nati ne morti.

Ma perchè allora non possiamo essere felici e basta? Anche questa è una di quelle domande senza risposta. La mia umile proposta è che non sappiamo cosa sia realmente la felicità e che se questa è così perfetta come ci viene da pensare che sia, non può essere qualcosa che ci fa scegliere, che divide, non possiamo farla dipendere da qualcosa.
In sostanza non possiamo scegliere di essere felici, ma possiamo andare alla scoperta della vera felicità.

Come possiamo scoprirla?
La purpose è lo strumento per farlo e sapete perchè?
Perchè credo sia l’unico strumento che lavora in interazione con le altre persone e con il mondo, pur partendo da qualcosa che è dentro di noi come innato.
PERCHE’ LA BASE DELLA PURPOSE è DARE E RICEVERE CON NATURALEZZA.

Usare la Purpose come punto di partenza potrebbe quindi creare un pensiero positivo trasformante, ovvero non una forzatura che ci fa mentire o consumare energia, ma una espressione di un percorso di consapevolezza che abbiamo fatto.

Ecco perché pensare positivo trasforma la felicità. La trasforma in energia che ci può essere utile per interagire positivamente con il mondo, per trasmettere la nostra felicità. Fare questo significa essere in completo allineamento tra chi siamo e i nostri desideri perché nella Purpose, almeno per come la vedo io e immagino anche voi, non stiamo rinunciando a nulla.

Questo modo di vedere il pensiero positivo può andare bene anche per chi ha una natura meno energica, quelli di noi che con il boost sempre acceso potrebbero friggere. A questo risultato spesso, anche i performer sono arrivati, magari sono semplicemente partiti da un altro punto di vista.

RECAP FINALE
Su cosa abbiamo riflettuto oggi?
Sul fatto che la felicità sia qualcosa che abbiamo dentro e che non è per forza positività, ma sapere chi siamo e quindi avere delle possibilità.

A cosa ci serve quindi il pensiero positivo? Come boost di energia per noi e per tutto quello che ci circonda

Come facciamo ad usare questo boost senza identificarsi, quindi mentire a noi stessi, sforzandoci di essere positivi a priori?

Con la Purpose. Ecco in questo senso la Purpose è accettazione, ma questa sarà una nuova puntata.

Grazie.


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