Thrive Through Purpose – Alessandro Broccolo

Imparare a desiderare

8 Giugno 2022

Condividi su

Intro: quanti desideri abbiamo in una giornata, in un minuto o in tutta la nostra vita? Il desiderio è il motore della vita, ci dicono che esso sia quello che ha dato origine alla vita.
Il desiderio ci fa bene? C’è un modo giusto o sbagliato di desiderare? Possiamo allenarci a desiderare?

Se vuoi ascoltare il podcast clicca qui.

Quando parliamo di desiderio ci sono tre aspetti che ci possono venire in mente:
il desiderio è l’unico stimolo che ci fa andare avanti, ci rende felici;
al contrario il desiderio o meglio, il non veder esauditi i nostri desideri ci rende frustrati;
ed infine quanto difficile è desiderare? Provate a fare una lista dei vostri desideri e molti di voi scopriranno di non riuscire a stilarla, trovandosi ad avere desideri molto alti e generali come “vorrei essere felice”.

Se questi tre punti non sono per voi esaustivi, provate a sentirne altri.

Facciamoci queste domande:

cos’è il desiderio?
si può vivere senza desiderare?

Di questo tema parlo anche nel mio libro, ma qui voglio usare un pezzo di un maestro più autorevole di me, Eric Baret.

Nel suo libro “L’unico desiderio – Nella nudità dei tantra” scrive:
“Di momento in momento, vi rendete conto che siete costantemente nella tecnica, che cercate di avere una vita riuscita. […] Vedete che siete sempre in procinto di pretendere, di sapere quello che è giusto. Non potete fare diversamente! Quando avete paura, non potete non aver paura. Quando avete un desiderio, non potete non averlo. Quando siete agitati, non potete non esserlo.
Non c’è che emozione nella vita. Vivete con questa emozione chiaramente. Non siete nell’emozione: l’emozione è in voi. Lasciate che la tristezza, la paura, l’avidità, il desiderio vi visitino. È una carezza, qualcosa che si libera. Ma non c’è tecnica, scopo. C’è ciò che si compie ad ogni istante, quando non si rovina questo istante volendo avere successo […].
Rendersi conto che si è sempre in procinto di imporre al proprio corpo, alla propria mente e al proprio prossimo un’idea: «Sarebbe meglio così». Vedere che si agisce come un dittatore. Quando lasciate che la vostra mente e il vostro ambiente siano come sono, allora si rivelano. Una chiarezza nasce. C’è azione. Ma volere qualcosa, essere agitati e voler essere tranquilli, aver paura e non volere aver paura, a quel punto interviene una tecnica e non si fa altro che rimandare. […]
È sufficiente rendersi conto che avere un progetto equivale a imbavagliare la vita […]. Quando non prendo più in carico il mondo […], divento disponibile a ciò che è: la chiarezza. […]
Nessuno scopo è più possibile. Lo scopo, è la vita, ad ogni istante, senza scelta. Non c’è nessuna tecnica possibile.
Quando non avete più scopo, quando non c’è più niente da compiere, allora si rivelano la gioia e la bellezza. È allora che c’è azione! Le vostre notti di sonno si riducono. La vostra capacità di agire aumenta. Non c’è più la paura di fallire: non c’è fallimento per voi. Tutto è un successo. I vicini pensano che sia un fallimento, ma per voi è un successo.
Al contrario, quando avete un progetto, un desiderio, un’ambizione, tutto ciò che lo contrasta diventa un nemico.”

Tosto vero? Per leggerlo con calma e riflessione vi consiglio la trascrizione del podcast che trovate proprio dentro la puntata. Quando leggiamo queste frasi, stiamo allenando la “famosa” accettazione, perché la nostra mente ed il nostro ego per prima cosa gridano: “ma che cosa stai dicendo?”

Soffermiamoci solo su una frase, che io ho scritto nel mio libro quasi tale e quale e questa cosa ha dell’incredibile, perché vi assicuro che quando l’ho scritto non sapevo dell’esistenza di Baret: “nessuno scopo è più possibile. Lo scopo, è la vita, ad ogni istante, senza scelta. Non c’è nessuna tecnica possibile.”

Lavoriamo oggi solo su questa frase e proviamo a capire quanto amore, quanta gioia, quante possibilità ci sono in essa; ascoltando bene questa frase possiamo passare dal dover accettare qualcosa che non ci piace, al comprendere che non c’è piacere e avversione e quindi in un certo senso non c’è accettazione.

Il desiderio, l’unico desiderio che dovremmo avere, è vivere e nel vivere (per vivere) non c’è nessuna tecnica da imparare.

Ma allora tutto quello che facciamo qui non serve a nulla? Secondo me non è così. Se per Essere vita non abbiamo bisogno di nessuna tecnica, per esprimere questa vita delle tecniche ci possono servire; esse ci possono servire per esprimerla e per concretizzare l’azione. L’unica tecnica che dobbiamo imparare è la libertà, la naturalezza, quella che chiamo Purpose Leadership e che si esprime proprio nella nostra Purpose.

Questo è il motivo per cui, quando parlo di skill, dico che vengono alla fine, sono appunto quelle tecniche per agire, ma che dovrebbero essere naturali, allineate con la nostra Purpose, che non è altro che l’espressione dell’ Essere vita.

Sentite la sostanza di libertà, possibilità e amore che c’è alla base di tutto questo?

Qui stiamo dicendo che il nostro progetto è vivere al massimo e che se comprendiamo la vita, il mondo in cui la esprimiamo ci verrà naturale e questo ci darà un senso di Purpose.

Se il tutto viene visto così, credo che i mal di pancia che ci vengono quando leggiamo testi come quelli di Baret spariscano.

Non stiamo qui dicendo che il percorso è facile ed in discesa, in realtà non c’è nessun percorso da fare, dobbiamo solo aprirci a quello che questo momento E’. Aprirci al momento è per tutti noi un bello sforzo vero? Ma la ricompensa c’è e si chiama libertà, naturalezza.

Questa è la base di partenza per il “desiderio senza desiderio”, per usare il desiderio in modo consapevole e quindi per desiderare senza lottare, ma soprattutto questo è il modo per vedere realizzati i propri desideri.

Ma come fanno certe persone a desiderare e ottenere tutto quello che vogliono?

Facciamo il punto.

Siamo partiti da una parte più astratta, più interiore e spirituale, dove la lettura di Baret ci ha guidati a capire che i desideri sono solo costrutti della mente e non ci portano da nessuna parte. Detta così non ci piace e quindi per fortuna abbiamo trovato il concetto chiave di tutto, ovvero che vivere è l’unico vero scopo e quindi l’unico vero desiderio.

Abbiamo poi fatto un primo passo nella quotidianità, sempre nell’ottica che la spiritualità fa appunto rima con quotidianità.
Come lo abbiamo fatto? Ovviamente grazie alla Purpose. Abbiamo detto che se tutto è già disponibile per il solo fatto di Essere vita, vita cosciente, dobbiamo però trovare un modo naturale e spontaneo per esprimere questa vita; questo lo possiamo fare grazie alla Purpose.

Come si allena, si trova, questo modo spontaneo di esprimersi? Prima di tutto grazie all’ascolto, all’apertura, al momento presente e quindi all’accettazione. In tutto questo possiamo poi infilarci tutti i metodi che vogliamo come il coaching o come allenare le skill.

Bene dove siamo ora? Ora siamo nel momento in cui ognuno di noi dice: “ ok voglio scoprire in me questa naturalezza come devo fare?”

Tutto quello che viviamo e ci accade è il modo; se ognuno di noi allena l’ascolto, riusciamo a capire quello che per noi deve esprimersi con naturalezza ed in questo capiamo anche quale sia la nostra Purpose.

Una bellissima metafora per capire questo è: dobbiamo giocarci la carta che abbiamo in mano e non quella che vorremmo avere.

Ecco, la carta che abbiamo in mano è il “vero” desiderio, la carta che vorremmo avere è quello che comunemente chiamiamo desiderio.

Questo ci aiuta a rispondere alla domanda: ma come fanno certe persone?

Prima di tutto non sappiamo veramente se queste persone sono allineate nella loro Purpose o semplicemente sono dei grandi performer, non sappiamo se sono felici o stanno lottando.

Fatta questa premessa, è probabile che quelle persone stiano semplicemente realizzando con naturalezza quello che sono e che hanno dentro.

Questa naturalezza, questo grado di ascolto, immaginatelo come una scala da 1 a 10.

1 è chi lotta sempre e non sa cosa vuole;
10 sono le persone come Baret
Negli altri gradi ci siamo tutti noi, chi è allineato con la propria Purpose, ma magari vive male le emozioni, chi si sta realizzando, ma magari ha ancora un’ambizione troppo forte rispetto al vivere per dare, chi ottiene tutto con facilità perché è magari a 8.

Insomma tutte le nostre storie stanno su questa scala.

Il punto è che tante volte non sappiamo di essere in questa scala. Cosa significa? Tra le persone che realizzano il proprio unico desiderio di esprimere la vita con Purpose, tante potrebbero non sapere che stanno semplicemente accettando e facendo ciò che è naturale. Altre persone potrebbero perdere delle opportunità perché ad esempio voglio salire sulla scala, sulla storia di qualcuno altro e questo genera appunto quel desiderio che porta alla competizione, ambizione, stress, poca stima di se stessi o, quando comunque arriviamo ad una forma di successo, magari lo abbiamo fatto a scapito di altri o di noi stessi.

Insomma la vita è lo scopo di tutti, il come la esprimiamo naturalmente e la storia di ognuno di noi. Trovare il modo più naturale per fare questo passaggio è la risoluzione dell’enigma legato all’accettazione.

Questo modo di Essere è importante in noi per desiderare l’unica cosa che si può desiderare: vivere.



🕉🌞🌲🙏#UNO


Iscriviti alla newsletter

Coaching, meditazione, leadership, benessere e business consapevole.
La newsletter che racchiude tutti i contenuti settimanali e aggiunge spunti inediti. Per scoprire ed esprimere la nostra Purpose.

ACCEDI