Thrive Through Purpose – Alessandro Broccolo

Episodio 27 – Non serve fermarsi per prendersi cura di Sé

28 Dicembre 2021

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Da coach, una delle frasi che sento dire più spesso è: appena trovo il tempo di … allora …, questo week end mi dedicherò a me stesso, non appena arrivano le vacanze penserò a quello che conta per me.

Oggi vediamo perché questo non funziona, ma soprattutto dov’è l’inganno e chi ci sta ingannando.

Voi lo sapete che la domanda più importante che possiamo farci è: CHI SONO? … e sapete anche che l’atteggiamento, il mindset, che dovremmo avere è quello di “agire stando dentro noi stessi”.

Cosa significa “agire restando dentro Sé stessi”. Sé l’ho messo maiuscolo non a caso, perché quel Sé è la nostra parte spirituale, la nostra vera natura, che ha scelto di manifestare tutto, compreso noi. Agire da dentro Sé stessi, significa quindi sapere chi sei rispetto alla vita, alle situazioni, ma anche ai pensieri, alle emozioni, a tutte le sensazioni.

Agire da dentro Sé stessi è la chiave per prendersi cura di noi stessi sempre.

Agire da dentro Sé stessi è quel concetto che Yogananda (e tanti altri) descrivevano con frasi del tipo “sii attivo nella calma e calmo nell’attività”.

La prima delle illusioni, il primo aspetto che ci porta “fuori di noi”, è il credere che per prendersi cura di sé stessi (minuscolo volontariamente) o meglio ancora, per iniziare un qualunque percorso spirituale, di benessere e consapevolezza, sia necessario rallentare la propria vita. 

Facciamo un esempio estremo; prendete un qualunque Santo di qualunque religione e ditemi se avevano una vita tranquilla, se stavano tutto il giorno calmi e rilassati, con lunghe ore di sonno. Vivevano forse così per diventare e vivere in tutt’uno con l’UNO, qualunque nome dessero a questo spirito?

Non mi pare ci siano tanti casi, tant’è che molti di loro hanno fatto una brutta fine per restare fedeli a quello che erano dentro. 

Anche un monaco, un vero monaco, crediamo sia distante da tutto e sempre pacifico, ma la maggior parte di loro è presa quotidianamente da tante attività; tutte queste attività vengono fatte senza aspettativa, ma solo come impegno nella vita e per la vita. Questo si chiama Karma Yoga. 

Quindi questo è il primo inganno: pensare sia necessario rallentare per sapere chi siamo. Come vedete non dico più “per stare bene”, perché è sapere chi siamo che conta, lo stare bene è una conseguenza, una conseguenza di uno stato interiore.

E’ automatico; se penso di dover rallentare per capire chi sono, significa che penso che tutto quello che mi rende frenetico sia veramente quello che sono. Pur essendo ovvio e direi matematico, non riusciamo ad uscire da questo inganno, un inganno che la mente e l’identificazione con il “fuori di noi” alimentano. 

Perchè è matematico? E’ facile. Se tutta la vita, privata o lavorativa che sia, determina il come sono, significa che “io sono” gli aspetti della mia vita.

Significa, per usare sempre il concetto di Yogananda, che sono attivo fuori e attivo dentro, perchè vado allo stesso ritmo di quello che c’è fuori.

Questo non può funzionare per questi motivi:

  1. non è facile pensare di poter rallentare il fuori e probabilmente non è neanche lo scopo dell’evoluzione;
  2. la velocità del fuori è molto relativa. Noi non viviamo nella velocità che un qualche destino cattivo ci ha creato; se abbiamo un lavoro tranquillo o se siamo in corsa per la carriera, qualunque cosa stiamo facendo ce la siamo cercata e creata e spesso è un’occasione per evolvere. Il problema è quanto siamo consapevoli di questo e quanto siamo dentro di noi? 
  3. infine significa che la calma interiore e di conseguenza il benessere sia fisico che mentale, dipendono solo da una qualche data e da una qualche attività che dobbiamo fare, come la vacanza.

Il punto è proprio che poi non funziona mai, perché anche in vacanza dovremmo sapere chi siamo. Sicuramente ci sono persone così realizzate ed evolute che non hanno mai bisogno di dormire e staccare la spina, ma per la maggior parte di noi non è così.

Cosa dovremmo quindi fare?

Questo è un concetto che nessuno ci dice mai. 

Una persona che ha realizzato il proprio Sé e che quindi ha il pieno contro di corpo, mente ed energie e sa di essere quel Sé, non ha praticamente più bisogno di dormire, mangiare curarsi ecc ecc, ognuno nel suo percorso, perché queste persone vivono questa realizzazione in modo diverso. Nello Yoga si dice che il sonno accorcia la vita, mentre tutti ci dicono di dormire le nostre ore. Non è che qualcuno dica il giusto e qualcuno no; la differenza è che la maggior parte di noi si trova ancora ad un livello iniziale di questo percorso, tante volte siamo nel percorso spirituale senza saperlo, semplicemente vivendo la nostra vita senza pensare a qualcosa di trascendentale.

Anche questo è facile capirlo, direi nuovamente matematico; quando la nostra mente è calma, non siamo stressati, mangiamo bene e quindi, anche se in minima parte, abbiamo il controllo di corpo, mente ed energie, semplicemente siamo meno stanchi e non abbiamo gli attacchi di fame nervosa o non cerchiamo sfogo nello shopping, nel sesso o in qualunque cosa. Cercare questo sfogo è semplicemente un accumulo di energia fisica o mentale che non sappiamo dirigere in alto, dentro noi stessi e quindi deve per forza di cose essere sfogata fuori. Non è né un male né un peccato grave, è solo fisiologia del “fuori di noi”.

La ricetta per la maggior parte di noi?

  1. prima di tutto uscire dal primo inganno, quello di identificarsi con “la vita” invece che con “l’essere vita”;
  2. poi dovremmo cominciare il nostro percorso a livello fisico, mentale ed energetico per per coltivare in modo sempre più automatico una calma interiore, ma allo stesso tempo stare attivi nel fuori, come i Santi, ognuno con il suo ruolo e sempre più consapevole di questo ruolo;
  3. infine, proprio perché siamo ancora comuni mortali, prenderci comunque i momenti per noi, ma questi saranno sempre di meno fino ad arrivare al punto dove

TUTTO DIVENTA SEMPRE UN MOMENTO PER NOI.

Come vedete non ho mai detto “spirituale” in questi tre punti. Il motivo è che tutto questo è già spirituale. C’è questa strana idea, dovuta purtroppo alla cultura dogmatica, che per essere spirituali e realizzare di essere quel Sé, sia necessario fare qualcosa di particolare. Certo che può essere necessario, lo diventa se quello è il nostro percorso, ma essere spirituali è uno stato che si può realizzare facendo qualunque attività, quello che conta è COME SEI E CHI SEI DENTRO. Attenzione che questo, ci tengo a dirlo come aspetto personale, non significa che spiritualità faccia rima con comodità. Fare tutto questo lavoro richiede volontà e impegno.

Ci sono altri inganni?

Direi che l’inganno più grande lo abbiamo visto, ma ancora uno lo possiamo trovare.

Si riferisce al punto 3, quello dei momenti per noi. Ne ho già parlato altre volte. Questi momenti non possono essere vissuti con lo stesso atteggiamento interiore o esteriore della vita di tutti i giorni. 

Se la prima cosa che dobbiamo fare è stare dentro di noi nella vita di tutti i giorni, la seconda è quella di sfruttare le vacanze non come pausa, ma come occasione per ritornare dentro di noi e mantenere,il più possibile, questo stato sempre.

Riassunto finale: se non ci alleniamo a stare sempre dentro noi stessi e vivere la vita fuori al 100%, ma senza identificarci con essa, avremo sempre bisogno di dire a noi stessi che prima o poi arriverà il momento per fermarci. Questo momento non arriverà mai a meno che non ci impegnano, con serenità, semplicità e gratitudine, in un percorso per

AGIRE RESTANDO DENTRO.

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