Thrive Through Purpose – Alessandro Broccolo

Episodio 25 – Fai sempre quello che funziona per te!

15 Dicembre 2021

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Questa dovrebbe essere la prima regola del coaching, del rapporto coach e cliente.

Noi coach, possiamo conoscere tutti i metodi e le tecniche del mondo e possiamo aver provato su noi stessi un percorso che funziona, possiamo sviluppare un nostro metodo, ma alla fine sei tu che devi trovare la tua strada.

Siamo arrivati in questo mondo, in questo pianeta, proprio per questo; ognuno, con i propri mezzi, corporei, mentali, energetici e spirituali, è qui per evolvere ed evoluzione significa solo una cosa: felicità, la felicità di essere liberi in Sé stessi.

Essere liberi in Sé stessi è un percorso completo che porta ad uno stato completo, non c’è niente oltre, perché abbiamo realizzato il tutto. Siamo abituati a pensare che il tutto sia altrove e qui ci sia solo una parte, ma non è così; qui c’è la possibilità di essere consapevoli del tutto grazie alla nostra esperienza di una parte, la nostra esperienza di vita terrena.

Per sapere cosa funziona per noi, dobbiamo farlo da uno stato di libertà, altrimenti dovremmo sempre porci il dubbio che sia un qualcosa d’altro che ci spinge a dire “io so cosa fa per me, decido io, questa tecnica non fa per me… o semplicemente io sto bene così”

Sviluppare questa libertà significa applicare la forza di volontà.

La forza di volontà, quella cosa che pensiamo tutti sia un’imposizione, è invece uno stato di libertà. La fatica, ma anche il bello, è quello di fare questo salto.

Un metodo e delle tecniche sono certamente replicabili, soprattutto queste ultime, sono fatte e passate da persona a persona in un certo modo proprio perché funzionano, se fatte in quel modo.

Il punto è che nonostante ci siano così tante tecniche e possibilità differenti tra loro, tutte sono potenzialmente valide.

Pensiamo alle diete per esempio; ognuna di esse reclama una validità scientifica, eppure sono spesso apparentemente diverse tra loro; dico apparentemente perché, se andiamo a fondo, ci sono in realtà molti punti in comune. L’inghippo è che sia noi, sia spesso gli autori e studiosi, vedono solo la parte del tutto che interessa a loro o che interessa a noi.

Questo è un esempio del come, senza consapevolezza di Sé, il “fai quello che funziona per te potrebbe non funzionare sempre”.

Fai quello che funziona per te riguarda:

  • il lavoro e la vita personale, come la scelta di quanto, come e perchè lavorare;
  • il proprio benessere e quindi il cibo, lo sport, il tipo di relazioni, il come passiamo il tempo libero;
  • i propri obiettivi nella vita;
  • la nostra purpose ovvero quello che ci rende vivi e il come lo realizziamo per dare il nostro contributo al mondo.

Ma riguarda anche metodi per cambiare o migliorare le proprie abitudini, percorsi spirituali o di consapevolezza.

Quali sono quelle illusioni, quelle cose che ci fanno credere di aver fatto una scelta libera, ma che spesso libera non è?

Possiamo sempre far riferimento ai nostri mezzi, ai nostri strumenti, ad esempio corpo, mente ed energie. In particolare i primi due sono importanti per questo tema che stiamo affrontando.

Il nostro sistema corpo mente è fatto di bisogni, abitudini, cose che abbiamo appreso e che hanno creato in noi i “mi piace o non mi piace”. Sono come due lati della stessa medaglia, ma noi ne vediamo spesso solo uno. Il nostro corpo e la nostra mente, in realtà sono strumenti di percezione e consapevolezza, che ci dovrebbero aprire la strada alla libertà, alla felicità, alla scoperta del tutto mentre viviamo. Questo è il lato della medaglia che spesso non vediamo.

Non c’è nulla di filosofico, è tutto molto pratico; questa nostra mancanza di consapevolezza è quella che crea ansia, anzi che la alimenta, è quella che crea stress.

Se diventiamo consapevoli di noi stessi in modo “staccato” dal corpo, quindi ad esempio dai sensi, se ci stacchiamo dalla nostra mente, quindi ad esempio dai nostri pensieri, possiamo arrivare ad essere veramente noi a prendere la decisione giusta e non semplicemente a soddisfare un qualche tipo di bisogno.

Qual è la prima capacità che dovremmo sviluppare per fare questo salto? L’ascolto. Io vi propongo però una riflessione.

L’ascolto fa parte del “sapere cosa è giusto per noi”, ma dobbiamo sempre chiederci chi sta ascoltando? Noi veramente o le nostre abitudini, i nostri piaceri, le nostre compulsioni? E’ il grillo parlante o la volpe?

Non è mica una cosa da poco allenare questo ascolto!

Mi sento di dirvi che è indispensabile farlo per non cadere nella più grande delle illusioni.

Tutti vi avranno detto, soprattutto quando parliamo di corpo e di cibo, di ascoltarvi, di ascoltare il vostro corpo.

Giustissimo! Io vi propongo di aggiungere un qualcosa a questo, ovvero iniziare ad ascoltare voi stessi osservandovi da fuori; se non facciamo questo passo corriamo sempre il rischio (ovviamente è una possibilità non una certezza) di dare risposta ai nostri impulsi corporei e mentali, che poi in realtà sono tutti mentali Non c’è nulla di male o di strano in questo, il nostro sistema biologico e fisiologico sono fatti per sopravvivere, sta a noi decidere se vogliamo sopravvivere o vivere.

Quindi sapere che abbiamo dei mezzi come il corpo e la mente è un primo passo.

Il secondo passo è l’ascolto come osservatore di questi mezzi.

Il terzo passo è il volersi bene, la gratitudine, il perdono.

Se non facciamo questo terzo passo rischiamo di osservare noi stessi per poi rimproverarci, quando invece la volontà libera, la vera volontà, la possiamo raggiungere un pò alla volta e con consapevolezza.

Facciamo attenzione su questo punto:

  • quello che sto dicendo non riguarda situazioni patologiche, ma situazioni di insoddisfazione della propria vita che chiamiamo normali. In realtà questa nuova normalità è una vera e propria patologia in Sé, ma ho voluto fare questa specifica perchè a volte può essere necessario un intervento forte, come quello di un medico, ma nella maggior parte dei casi è un percorso di consapevolezza e benessere quello che serve;
  • il secondo aspetto sul quale fare attenzione è il concetto di “un pò alla volta”. Questo non significa trovare delle scusa, ma fare in modo che ci siano degli agganci interiori, un qualche cosa che ci spinge verso la libertà senza forzarla.

Questo ci porta al quarto passo, al quarto punto; capire dov’è la nostra vera motivazione.

Vi ricordate che all’inizio ho detto che la strada verso la libertà, pur dovendo essere il più spontanea possibile e per passi, può richiedere impegno e fatica?

Bene trovare la motivazione è quello che ci aiuta e se pensiamo a tutte le volte che non siamo arrivati dove volevamo, soprattutto quando dobbiamo cambiare un’abitudine, spesso ci diciamo “ho perso la motivazione”.

La motivazione verso la libertà, verso il dire “ho capito cosa fa per me, questo è il mio equilibrio” può riguardare:

  • qualcosa di profondo dentro di noi come la purpose,  una fede, un senso di qualcosa di grande;
  • qualcosa sempre di profondo dentro di noi, ma che si realizza tramite quello che c’è anche fuori: amici, famiglia, i figli.

Sia che sia esterna o che sia interna, la motivazione dovrebbe sempre e comunque essere intrinseca. Dovremmo cercare il più possibile questo benessere dentro di noi e da li trasmetterlo all’esterno. Un pò di aiutini è giusto che ci siano, ma per non ricascare nel tranello dell’illusione fuori di noi, dovremmo ricordarci di non far dipendere questa motivazione da una persona esterna, dovremmo invece dare questo a amore che abbiamo dentro a questa persona; siamo abituati a pensare che sia la stessa cosa, ma è completamente diverso. Da una parte siamo amore e lo diamo, dall’altra diventiamo e proviamo amore “solo” perchè riceviamo qualcosa. Pensateci è veramente molto diverso.

Proviamo a fare un punto.

Il tema della puntata è riflettere sempre sul concetto che dobbiamo fare nostri metodi e tecniche e capire cosa fa per noi. 

Quello che fa per noi ci rende liberi, felici e pieni di energia; si, non ci dovrebbe togliere energia.

Questa comprensione di cosa fa per noi non è tanto una riflessione intellettuale, ma una consapevolezza; non dovremmo stare tanto sopra alla cosa e farci dei castelli mentali, dovremmo percepire questo aspetto a livello corporeo e mentale e soprattutto dentro noi stessi, diciamo a livello spirituale.

Per fare questo abbiamo 4 passi:

  1. sapere quali sono i nostri mezzi. Sono tanti ma possiamo per il nostro scopo di oggi ridurli a corpo e mente;
  2. ascoltarci, ma imparando ad osservarci e non solo a rispondere a quello che il corpo e la mente ci dicono;
  3. volersi bene e perdonarsi che significa fare un passo alla volta provando dentro di noi un senso di libertà e non di imposizione;
  4. infine trovare sempre qualcosa che ci motiva, soprattutto dentro di noi. Partire dalla nostra motivazione interna ci aiuta a dare e stare bene, invece che ricevere per stare bene.

Con tutti gli incidenti di percorso che possiamo avere, capire cosa funziona per noi e fondamentale.

Music from Uppbeat (free for Creators!):
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